Ricordi – Suspiria

Signori e signore ecco a voi l’“Argento vivo”. Già è proprio così. Nel 1977 Dario Argento realizza il film che stravolge in modo radicale la struttura del cinema dell’orrore dettando definitivamente (sia in Italia che all’estero) la “regola”. Ispirandosi al Suspiria De Profundis romanzo gotico di Thomas De Quincey, il regista romano mette in azione tutto il suo talento registico e non (la vera ossessione per il regista è la fotografia) per realizzare la sua  prima effettiva opera horror. La macchina da presa, come nelle precedenti pellicole, diventa l’occhio di cui Argento si serve per catturare lo sguardo dello spettatore, per poi prenderlo per mano e condurlo, intrappolandolo, nel mondo delle favole più oscure. Lavorando in modo magistrale sul colore, le cui cromature vengono portate agli estremi, il regista crea un affresco che trasuda angoscia ad ogni ripresa. La ballerina protagonista Susy Benner (interpretata discretamente da Jessica Harper) si ritrova così in un luogo “non luogo”, dove una serie di inspiegabili ed efferati delitti sconvolge l’apparente tranquillità dell’ambiente. Ed infatti l’apparenza inganna: la scuola di danza della storia si trova a Friburgo ed altro non è che una delle tre case che l’architetto Varelli (che conosceremo solo nel 1980 in Inferno, secondo capitolo della trilogia argentiana delle Tre Madri) ha costruito come dimora per la Madre dei Sospiri (le altre due sono la Madre delle Tenebre e la Madre delle Lacrime). Dario Argento raggiunge picchi altissimi di grande cinema. Tra tutti almeno tre i momenti memorabili: per primo la sequenza iniziale del duplice omicidio delle due studentesse realizzata tramite un’unica lunga ripresa. Quello che stupisce non è solo la modalità, ma anche la sorpresa per il decesso della seconda ragazza, dato che durante il frame Argento non ci fa minimamente sospettare della sua morte se non solo quando ce la mostra. Il secondo tassello fondamentale è la scena dell’omicidio del pianista cieco della scuola di danza (uno straordinario Flavio Bucci) per mano, anzi per “bocca” del proprio cane guida. L’omicidio di per sé è elementare, ma impressionante risulta essere il senso del mistico che lo precede: in una piazza deserta e notturna il cane sembra come turbato da qualcosa che è nell’aria (la stessa macchina da presa del regista che sfreccia nell’ampio perimetro della piazza) e che contro la sua volontà lo spinge a compiere il terribile atto verso il suo padrone. Infine ultima scena, ma non per importanza, è la ripresa della Madre dei Sospiri dietro la tendina da ospedale nella palestra della scuola, adibita a dormitorio a causa di un allagamento dei piani superiori dell’edificio. Il rantolo del mostro e la scena con cui viene rappresentata l’angoscia delle studentesse che l’ascoltano sono frammenti di cinema che difficilmente si dimenticano. Argento riesce a dosare molto bene la violenza che in alcuni momenti è molta e la fonde correttamente con la tensione creando un perfetto equilibrio. A rendere tutta l’operazione solida in modo definitivo c’è un’altra grande protagonista: la musica. Una partitura che rasenta la perfezione. Forse il capolavoro assoluto dei Goblin, capitanati da un ispiratissimo Claudio Simonetti. Il gruppo musicale fedele ad Argento realizza un’opera di rara bellezza e di impressionante efficacia. Partendo da una base psichedelica la musica si nutre di distorsioni vocali sovrapposte ad un basso (anch’esso distorto) costante e ossessivo che sfiora quasi il delirio. Gli spasmi melodici toccano letteralmente i nervi dello spettatore inducendolo ad immergersi sempre più nella storia. Il soundtrack di Suspiria è semplicemente perfetto e rappresenta uno di quei rari casi in cui ascoltando solo la musica, senza vedere il film, si prova una profonda angoscia. Il classico tipo di musica che non si può sentire da soli con la luce spenta!
La scelta degli attori risulta essere un altro punto di forza di Suspiria. Al comando delle educatrici/streghe della scuola c’è una ferrea Miss Tanner interpretata impeccabilmente da una grandissima Alida Valli. Seguono Joan Bennett  nel ruolo di Madame Blanch e Miguel Bosè nel ruolo del giovane istruttore Mark.
Purtroppo le velleità artistiche di Dario Argento lo hanno spinto, con il passare degli anni, a realizzare film a volte imbarazzanti, anche se (bisogna comunque riconoscerlo) girati sempre con qualche guizzo inconfondibile (si pensi alla splendida scena iniziale sul treno di Non ho sonno). Degne di nota, invece, le sue incursioni in territorio americano con la realizzazione, per la serie Masters of Horror, degli episodi Jenifer e Pelts.
Nonostante ciò, resta fuori discussione che il “primo” Argento non si scorda mai.
Alessandro Amantini

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