L’ultima notte. I guerrieri di Hill.

Nel 1979 Walter Hill realizza quello che col passare del tempo sarà considerato il suo capolavoro assoluto: I guerrieri della notte. Il film, ispirandosi all’Anabasi di Senofonte parte come un semplice Western metropolitano dalla struttura abbastanza elementare per poi divenire un vero e proprio saggio sull’emarginazione come elemento di sopravvivenza e di appartenenza. La guerra tra le gangs che il regista mette in scena non è altro che la guerra tra le classi sociali su cui posa il suo sguardo un potere meschino e onnipresente che è quello di un sistema, di uno stato che vuole che tutto resti così. Lo stesso Chyrus, leader della gang più grande del Bronx, sottolinea tale situazione nel suo lungo e potente monologo ad inizio film: “Eravamo troppo impegnati a contenderci il nostro lercio piccolo pezzo di terra per poter renderci conto del potere organizzato”. La gang dei Guerrieri (originaria di Coney Island) rappresenta la parte che, in un modo o nell’altro, vuole riuscire a raggiungere una redenzione che trova la sua nemesi nei vagoni di una metropolitana che passando squarcia il silenzio di una notte lunga tutta una vita. La stessa vita che vuole cambiare Mercy (la protagonista femminile del film, interpretata con spessore da una bravissima Deborah Van Valkenburgh) confidando tutto il suo disagio a Swan (un ottimo Michael Beck. I due finiranno per baciarsi circondati dal frastuono del metrò che passa velocemente quasi a voler cancellare per pochi attimi tutta la disperazione di una vita imposta e non voluta. Alla fine di una lunga notte passata tra risse e frenetiche corse, non tutti i guerrieri riusciranno a tornare a casa, quel “posto di merda”, come dice Swan, “per cui abbiamo dovuto combattere tutta la notte per tornarci”. E continua “bisognerebbe andarsene via”. Via da quella guerra a cui forse i  guerrieri non vogliono più “giocare”. Walter Hill confeziona un amaro ritratto di America fatta di razze e di classi sociali al collasso dall’impatto visivo imponente e dal ritmo forsennato, delineato dall’ottima colonna sonora realizzata da Barry De Vorzon  la quale sembra quasi fondersi con quanto passa sullo schermo. Il Bronx viene magistralmente immortalato dalla fotografia di Andrew Laszlo. Il tutto a fare da fondamenta ad una sceneggiatura da manuale firmata a quattro mani da David Shaber e dallo stesso Hill, basata su di una novella del compianto Sol Yurick. Cosa dire della pellicola di Hill? I Guerrieri Della Notte viene realizzato nel 1979, anno in cui la censura americana non fa sconti a nessuno dal momento che proprio in quel periodo gli Stati Uniti stavano subendo l’apice dell’evoluzione del fenomeno delle gangs e di una violenza metropolitana dalla forte connotazione territoriale (il “lercio piccolo pezzo di terra” che Cyrus, leader dei Riff tanto vitupera nel suo monologo a inizio pellicola). Il film non viene compreso nella sua essenza introspettiva (le problematiche che determinano l’atto violento), ma viene subito etichettato come inno alla violenza e pericolosa propaganda per l’attuazione della stessa (il discorso sulla criminalità che deve organizzarsi per combattere un potere più grande di essa, quello dello Stato), tanto che la sua distribuzione viene letteralmente castrata dal divieto ai minori di 18 anni. Nonostante l’ostacolo, la pellicola ha un forte impatto sul pubblico ed elegge Hill a nuovo cantore del disagio sociale nonché forte esponente dell’Action-Movie internazionale. In Italia la pellicola trova le stesse problematiche tanto che, come succede raramente, per essa viene mantenuto il divieto imposto dalle commissioni statunitensi. I passaggi nei palinsesti televisivi diventano pretesto per bigotti e puritani dell’ultima ora che elargiscono proteste contro la programmazione.  Il film, seppur epurato di molte scene caratterizzate da turpiloquio e violenza, risulta comunque troppo “ardito” per il pubblico televisivo. Le reti Mediaset (allora Fininvest) sono costrette a rimandarne la messa in onda più volte e alla fine riescono a trasmetterlo solo in tarda serata. Col passare del tempo e con la crescente indulgenza mostrata nei confronti della componente violenta presente nelle pellicole contemporanee, I Guerrieri Della Notte ha avuto la giusta rivalutazione artistica arrivando a essere eletto come uno degli Action più importanti della storia del cinema mondiale. La sua versione integrale ha visto diminuire l’asta del divieto ai minori di 14 anni e molte scene che in TV prima non passavano, ora sono state reintegrate e trasmesse. Nel 1979, però, Hill ha una visione della pellicola molto diversa da quella che poi gli viene imposta dalla Paramount Pictures. Da sempre molto appassionato di fumetti, il regista realizza delle tavole grafiche da inserire come collante tra una scena e l’altra del film. Per motivi di produzione, ciò viene vietato. Sempre la produzione, inoltre, taglia numerose scene che (stavolta in accordo col regista) risultano appesantire la narrazione a scapito della linea di tensione che pervade la pellicola. Si tratta di ben 9 minuti di scene che vedranno la luce su siti Web e Fans-Web solo verso la fine degli anni ’90. Comincia così una lunga rincorsa da parte dei fan alla ricerca di queste scene che appartengono, comunque, a una versione televisiva de I Guerrieri Della notte destinata solo ai palinsesti TV di alcuni paesi. Nel 2005, Hill spiazza nuovamente gli appassionati seguaci realizzando il suo Director’s Cut, riuscendo a inserire nella pellicola originale le tanto desiderate tavole grafiche. Ne viene fuori una pellicola che premia la stilizzazione violenta della messinscena, ma svilisce la componente drammatica in essa innestata. Il film risulta essere poco apprezzato dai fan, dal momento che l’originale trae forza proprio dalla perfezione tecnica con cui il montaggio e la musica si fondono in modo impressionante con la violenza che scorre sullo schermo. Frames come il salto sulle panchine dei Baseball Furies (con tanto di loop sonoro in perfetta sincronia con il movimento delle gambe in primo piano) nel parco e lo scontro finale nei bagni della stazione metropolitana sono ormai leggenda e un must per tutti gli addetti ai lavori. Possiamo tranquillamente affermare che la versione originale (89 minuti) è inarrivabile e per questo intoccabile. E’ la perfezione filmica materializzata in pellicola. Si potrebbe salvare, ma solo per mero collezionismo, la Extended Edition con i 9 minuti integrati. Scene in cui si assiste al colloquio a Coney Island di Cleon (Dorsey Wright) con i suoi in compagnia della sua ragazza, ad uno scambio di battute tra Swan e Ajax (un giovanissimo James Remar) in metro, a qualche incursione radiofonica della nostra Dolly Bomba (Lynne Thigpen), all’ampliamento del discorso di Cyrus o a qualche parola in più del vice-capo dei Gramers Riff, ma nulla di più. Attenzione! Ultimamente in TV sta circolando un’ulteriore versione della pellicola che ripropone il film originale (senza inserti grafic-novel), ma con nuovo lavoro sul doppiaggio. Ciò non modifica il comparto dei doppiatori “storici”, ma aggiunge, secondo chi scrive, sciocchezze quali un ulteriore mugolio di Mercy nel famoso incontro tra i Guerrieri e gli Orfani e un ultimo grido disperato da parte di Luther (David Patrick Kelly) nel pestaggio a suo carico da parte dei Riff nella scena conclusiva in quel di Coney Island. Espedienti sciocchi che rovinano ulteriormente la potenza di un’opera che ormai sfida il passare del tempo. Tutto ciò non “fa bene” alla versione originale che rimane l’unica vera “battaglia metropolitana” per la sopravvivenza filmica dei suoi protagonisti. Diffidare, quindi, dalle “rigenerazioni”. La migliore versione è l’originale che è quella della prima edizione (VHS o DVD) e quella edita nel 2001 dalla Paramount Pictures, con la fascetta rossa sul lato inferiore del front della custodia. Su quest’ultima vale la pena aprire un breve approfondimento. La fascetta presenta nel retro tutte le informazioni e le immagini riguardo il film, ma lo stampato è su di uno sfondo visivamente quasi impercettibile in cui viene riproposta la mappa della metropolitana che i protagonisti seguono per tornare a casa. In basso a sinistra della mappa vi è il World Trade Center con la scritta “In Memorial 11 Settembre 2001”. Un motivo in più per non farsi sfuggire questa edizione ormai quasi del tutto fuori catalogo. Non c’è che dire! A distanza di quasi quarant’anni la pellicola di Hill continua a stupire e a far discutere. Eppure il tintinnio delle bottiglie sbattute tra loro dalla mano di Luther nella scena finale del film rimangono nella mente come una goccia che scava mentre una voce stridula continua a invitarci tutti a “giocare alla guerra”. Quella guerra che ognuno di noi affronta ogni mattina quando apre gli occhi e si alza dal letto.
di Alessandro Amantini

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...