Ricordi – Filumena Marturano

SCHEDA TECNICA
Titolo originale: Filumena Marturano (1946)
Autore: Eduardo de Filippo
Nazionalità: Italia
Anno edizione televisiva: 1962
Genere: Commedia teatrale in 3 atti
Regia: Eduardo De Filippo
Cast: Personaggi e interpreti dell’edizione televisiva
Filumena Marturano (Regina Bianchi)
Domenico Soriano (Eduardo)
Alfredo Amoroso (Enzo Petito)
Rosalia Solimene (Nina De Padova)
Diana (Elena Tilena)
Lucia, cameriera (Angela Pagano)
Umberto (Gennarino Palumbo)
Riccardo (Carlo Lima)
Michele (Antonio Casagrande)
Avvocato Nocella (Pietro Carloni)
Teresina, sarta (Hilde Maria Renzi)
1° facchino (Bruno Sorrentino)
2° facchino (Antonio Ercolano)
NOTIZIE
Scritta nel 1946, Filumena Marturano è la prima, se non forse l’unica, commedia della drammaturgia eduardiana che elegge a protagonista della storia un personaggio femminile. Creata per omaggiare il talento interpretativo della sorella Titina, che era stata una Filumena straordinaria per tutto il dopoguerra, la commedia alterna sapientemente momenti esilaranti ad altri fortemente drammatici, ponendo per la prima volta in rilievo il carisma e la straordinaria psicologia del personaggio di Filumena su tutti gli altri, Domenico/Eduardo compreso.
E la versione televisiva che proprio Eduardo realizza per la RAI nel 1962 ne è la prova più evidente.
LA TRAMA
FILUMENA FOTO
La forza di Filumena, (interpretata da una splendida Regina Bianchi) ex prostituta originaria dei poveri e miseri bassi napoletani, votatasi per amore al donnaiolo Domenico “Mimì” Soriano (Eduardo), emerge in tutta la sua bellezza quando dopo venticinque anni di convivenza finge di trovarsi in punto di morte, riuscendo a farsi sposare dal suo amato e smascherando al tempo stesso la sua relazione clandestina con l’infermiera Diana (Elena Tilena).
Convinta di essere diventata legalmente la moglie di Domenico, Filumena confessa al medesimo di essere madre di tre figli avuti durante il suo passato da meretrice e cresciuti rubando il denaro a Domenico stesso. Nonostante il parere contrario dell’uomo, Filumena li convoca per rivelare loro tutta la verità, ma la legge afferma che il matrimonio, contratto con l’inganno sul letto di morte, non è valido. La rivelazione, però, non tarda ad arrivare e i tre giovanotti apprendono delle proprie origini dal racconto straziante di Filumena stessa che, neanche davanti ai propri figli, riesce a piangere per non dimostrare debolezza. Accolta in casa da uno di loro, Filumena, confessa infine a Domenico l’ultima, amara verità: uno dei tre giovani è suo figlio, concepito durante una notte di vero amore ripagata però dall’uomo con la solita carta da cento lire. Nonostante l’insistenza di Domenico, Filumena non gli rivela chi dei tre è suo figlio, per evitare che di tutti diventi il prediletto del padre, preservandone il diritto all’uguaglianza.
Sconvolto dalla notizia, Domenico decide di sposare davvero la donna, chiedendole in cambio l’unica cosa che può renderlo felice: il nome di suo figlio. Filumena glielo nega ancora e quando l’uomo, straziato, decide di rinviare il matrimonio, cambia idea soltanto quando i tre giovanotti, volontariamente e con sincero trasporto, lo chiamano papà. Il brindisi finale e le lacrime liberatorie di Filumena coronano una storia d’amore atipica, fatta di tradimenti, insulti, litigi e riconciliazioni che ne pongono in evidenza la caratteristica essenziale: la maturazione della propria consapevolezza.
PERCHÉ VEDERLO
Perché è una commedia di Eduardo. E come tale, ne vale sempre la pena.
Perché rappresenta la bellezza e la poesia del teatro napoletano, fatto di sceneggiate, monologhi drammatici, momenti esilaranti e silenzi che parlano.
Perché, Titina a parte, nessun’altra attrice ha interpretato in maniera così intensa, diventandone un tutt’uno, il personaggio di Filumena come lo ha fatto Regina Bianchi, recentemente scomparsa.
Perché Eduardo, per la prima volta, resta nell’ombra. Un’ombra ricca di sfumature complesse, che si incastrano perfettamente con la luce e lo splendore della sua Filumena.
 di Giorgia Amantini

 

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